Ancorarsi ad uno stile di vita gradito a Dio

Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina.” (Gen. 1:27) In questo passo c’è scritto che siamo stati fatti ad immagine di Dio; l’uomo infatti è stato creato con il libero arbitrio e all’inizio, subito dopo la creazione, aveva un rapporto molto affascinante con il Signore: era in comunione con Dio, che lo aveva posto in un bellissimo giardino (Gen. 2:15); aveva il dominio sulla terra (Gen. 1:26) e un’infinità di risorse a sua disposizione (Gen. 2:16). L’unico vincolo è che l’uomo doveva tener presente che Dio è l’autorità suprema e vuole completa ubbidienza.

E chi meglio di Dio può dichiarare chi egli è? Egli è il Dio misericordioso, pietoso, lento all’ ira, ricco in bontà e fedeltà e a questa dichiarazione la reazione di Mosè è immediata: si inchina fino a terra e adora (Es. 34:6-8). Vediamo nel comportamento di Mosè una relazione di causa-effetto con quanto egli ha appena ascoltato da Dio ed è eloquente anche la reazione di Isaia quando assiste alla gloria del Signore: egli si dispera perché non è degno di assistere ad una tale rivelazione di gloria e maestà (Is. 6: 1-7).

Eppure, questo Dio tanto glorioso è lo stesso Dio che si preoccupa degli uomini. L’uomo è veramente un essere privilegiato, perché è stato benedetto dal grande Dio, un Dio che non resta immobile in cielo, ma si preoccupa delle sue creature, tanto che ha permesso ad Abramo di vincere contro i re con cui si scontrò (Gen. 14:18-20). E dice ad Elia di non essere indifferente alla sua vita, ma allo stesso tempo gli rivela che non agirà come si aspetta Elia, in modo potente, brutale, ma in modo sommesso e inaspettato (I Re 19: 11-12).

Il Salmo 136 ci manifesta chiaramente ciò che Dio è e ha fatto per noi. Esso è composto da:

⇒ 26 versetti;

⇒ 26 affermazioni circa la bontà di Dio;

⇒ 26 motivazioni che spiegano questa bontà.

La parola “bontà” usata in questo testo, in ebraico indica una relazione fra due persone che si amano, anche amici. Quindi qui ci dice che Dio è felice di aver creato l’uomo, di entrare nella sua vita e di interessarsi alle vicende umane.

Giovanni 17 ci illustra che Dio è anche Padre, di Gesù da sempre, nostro, invece, dal momento della conversione, e questo ci apre un’intimità particolare nel nostro rapporto con Dio che nell’Antico Testamento era difficile trovare. Il grido “Abba Padre”, che risuona in Romani 8:15 è un grido di gioia, di esultanza del credente, di confidenzialità, di intimità, di uomini fatti di carne e ossa che possono chiamare questo essere maestoso e trascendente “Papà”! Ma non dobbiamo dimenticare che Gesù afferma anche che Dio è un Padre santo (Gio. 17:11) e giusto (Gio. 17:25), perciò la nostra vita da figli di Dio dovrebbe tendere a questi due aspetti della personalità di Dio.

Alcuni uomini che hanno scelto Dio

In Genesi 5: 11-23 ed Ebrei 11:5, la Bibbia ci parla di Enoc. Di quest’uomo non sappiamo molto, ci viene solo detto che camminò con Dio; eppure Dio era in cielo e lui era sulla terra. Ma questo ci fa capire che la sua relazione con il Signore era talmente stretta e profonda che Dio lo chiamò alla sua presenza senza fargli vedere la morte. Allo stesso modo, Gesù compiacque Dio e anche lui, parallelamente ad Enoc, fu accolto alla presenza di Dio. Prima del suo ministerio iniziato a 30 anni, Gesù era sempre stato sottomesso ai genitori, nonostante fosse Dio, nonostante egli fosse perfetto e i suoi genitori degli uomini imperfetti, e la vita d’ubbidienza e sottomissione alla famiglia terrena gli permise di ubbidire e sottomettersi a Dio, anche durante i momenti più difficili della sua vita.

Genesi 33: 6-10 descrive un breve episodio della vita di Giuseppe. Ci viene detto che era di bell’aspetto e questo rappresenta oggi un passepartout per fare quello che si vuole. A Giuseppe si presentò l’occasione di un’unione illecita, ma egli sapeva che quell’atto prima di procurargli problemi con il suo padrone, rappresentava un’onta, un disonore a Dio. Giuseppe si preoccupa più di compiacere e onorare Dio che di sé stesso e della sua vita, per lui è un principio di comportamento: il peccato offende Dio! Giuseppe ha una concezione chiara di Dio, sa quali sono le sue esigenze e vuole rispettarlo. Mettere Dio al primo posto spesso comporta delle difficoltà, ma Egli non si dimentica di chi non si allontana dalla sua volontà.

In Ebrei 11:24-29 ci viene descritto il percorso che invece scelse Mosè. In sequenza le sue decisioni furono: rifiutò -> preferì -> stimò -> guardò -> abbandonò -> rimase fermo; e questo lo spinse ad una comunione così intensa con Dio che era come se lo vedesse, proprio così, Mosè viveva come se vedesse il Dio invisibile che nessuno può vedere. È meraviglioso!

La relazione che Dio ha stabilito con l’uomo è basata sull’amore (De. 6: 46), perché se manca l’amore non ci può essere l’ubbidienza. Come descritto nel Salmo 1 il vero credente è conosciuto per quello che non fa:

⇒ Camminare secondo il consiglio degli empi;

⇒ Fermarsi sulla via dei peccatori;

⇒ Sedersi con gli schernitori; e per quello che invece fa:

⇒ Dilettarsi nella legge del Signore;

⇒ Meditare su quella legge;

⇒ Meditare giorno e notte.

L’uomo avveduto, fatto a immagine e somiglianza di Dio, sa che non può fare a meno del suo Creatore, non si sente autosufficiente e ha bisogno di essere guidato secondo un progetto e sa che alla fine entrerà nella sua gloria (Sal. 73: 23-24).

In Proverbi 6:16-19 abbiamo l’esposizione di ciò che Dio odia:

⇒  Occhi alteri;

⇒  Lingua bugiarda;

⇒ Mani che spargono sangue inno cente;

⇒  Cuore malvagio;

⇒  Piedi che corrono al male;

⇒  Il falso testimone,

⇒  Chi semina discordie.
Queste 7 cose si possono trasformare in altre 7 cose che Dio approva, nelle quali possiamo impegnarci:
⇒ Umile sguardo;
⇒ Lingua sincera;
⇒ Mani che soccorrono i deboli;
⇒ Cuore che medita nobili progetti; ⇒ Piedi che corrono a far del bene; ⇒ Il testimone veritiero;
⇒ Promuovere l’armonia fraterna.

In I Pietro 1:15-16 abbiamo l’esposizione di una caratteristica del carattere di Dio, la chiamata e la motivazione per noi: noi siamo chiamati ad essere santi, proprio come lo è Dio perché questo è un comandamento presente nella Scrittura che è la Parola di Dio (Le. 11:44-45; 19:2).
Quindi la nostra nuova vita di santificazione e consacrazione deve partire dal conoscere veramente Dio in modo personale e sempre più profondo.
Efesini 1: 17 
“Affinché il Dio del nostro Signore Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione perché possiate conoscerlo pienamente” 
Colossesi 1:9-10 
“Perciò anche noi, dal giorno che abbiamo saputo questo, non cessiamo di pregare per voi e di domandare che siate ricolmi della profonda conoscenza della volontà di Dio con ogni sapienza e intelligenza spirituale, perché camminiate in modo degno del Signore per piacergli in ogni cosa, portando frutto in ogni opera buona e crescendo nella conoscenza di Dio.”

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