La Pena di Morte

Ho raccolto un paio di buoni articoli e/o ritagli sul tema che condivido e li completo al fine di fornire una trattazione più esaustiva, sforzandomi di essere il più obiettivo e onesto possibile.


LA PENA DI MORTE

Ecco le parole di un padre che risiede dove vige la pena di morte e la si attua persino come beffa contro chi è stato abusato!

Mia figlia è stata stuprata, seviziata e poi uccisa… forse dovrei perdonare chi le ha fatto questo? Potrei forse dimenticare e passare sopra un crimine così grande? Era ancora una bambina …”

Di fronte a fatti e ad affermazioni di questo tipo non esiste che una risposta: rispettoso silenzio. Silenzio per comprendere la sofferenza di coloro ai quali è stata strappata la vita in modo tanto crudele e barbaro, quanto ingiusto.

Ma direi che come Cristiani non possiamo restare in silenzio di fronte a certi crimini, certe atrocità: non possiamo fare finta di niente, non possiamo avallare atti così crudeli compiuti molto spesso per futili motivi.

Ovviamente no, non possiamo accettare un “perdonismo” e un “buonismo” che non sanno affatto di cristianesimo, ma solo di superficialità.

Tutti i colpevoli vanno perdonati (Gesù perdonò i Suoi assassini), ma se crediamo e diciamo che Pilato fece male a lavarsene le mani e se non vogliamo fare come lui, bisogna fare qualcosa cristianamente per evitare che continuino!


LA PENA DI MORTE NEL MONDO

Dunque, come la mettiamo con la pena di morte perpetuata e avallata da leggi sottoscritte dalle autorità?

Qui c’è da distinguere i concetti di autorità delegata (nella Chiesa), autorità superiore (nella società) e autorità suprema (Dio).

Ovviamente, Dio è l’unico che detiene la suprema autorità nell’Universo: ne è unico Creatore, organizzatore, amministratore, regolatore, ecc., ed è giusto che Egli abbia l’autorità suprema e definitiva su tutto.

Tuttavia, Dio ha concesso in “comodato d’uso” una parte della Sua autorità all’uomo o a un gruppo di uomini: si chiamano governi e/o autorità superiori, poi anche le autorità delegate nella Sua Chiesa.

Le autorità, che lo sappiano o no, che lo ammettano o no, posseggono la loro autorità solo perché è stata loro delegata da Dio. Ma stiamo parlando di uomini a cui Dio ha concesso la libertà di scegliere se seguire la Sua via o meno. Se seguire la via della santificazione o quella del peccato.

Ovviamente, non tutte le autorità umane seguono Dio: eppure, secondo la Scrittura tutte devono essere ossequiate.


Al centro del messaggio Cristiano c’è Gesù, un innocente messo a morte, ucciso sulla croce, condannato al supplizio più disumano inventato dai romani”, ha detto a Ginevra il luterano norvegese Jonas Jonson.

Come Cristiani, possiamo ricordare l’ingiustizia compiuta contro il Signore e sostenere allo stesso tempo la pena di morte?

La pena di morte è oggi praticata in 95 Stati: è presente

  • in quasi tutti i paesi asiatici,

  • in buona parte di quelli africani,

  • in alcune zone della America, come Stati Uniti, Cuba e Cile,

  • in Europa è limitata esclusivamente ai territori della ex-Jugoslavia e alla Bulgaria.

Di tutte queste nazioni, escludendo gli Stati Uniti, le più significative sono la Cina e il Giappone.

In Cina, come del resto in tutti gli altri paesi asiatici, la pena di morte è massicciamente praticata; in tal senso, basti pensare che nel 1993 il 63% delle esecuzioni mondiali sono avvenute proprio in territorio cinese.

In Cina i reati capitali sono 68: tra cui omicidio, stupro, rapina, furto, traffico di droga, prostituzione, evasione delle tasse e, addirittura, stampa o esposizione di materiale pornografico.

Particolarmente raccapricciante è il fatto che spesso le esecuzioni vengono fatte in luoghi pubblici e i condannati sono costretti a tenere al collo un cartello con il loro nome ed il reato per il quale vengono giustiziati.

Amnesty International, inoltre, denuncia il fatto che spesso ai condannati, una volta giustiziati, vengono espiantati gli organi senza il loro permesso; proprio per questo motivo, si ritiene che alcune condanne vengano eseguite solo perchè sono richiesti organi per i trapianti.

In Giappone, la legge prevede la pena di morte per 17 reati, quali l’omicidio e il provocare morte durante un dirottamento aereo. L’aspetto sicuramente più sconvolgente per i detenuti giapponesi è, oltre naturalmente all’esecuzione, il trattamento a loro riservato nel braccio della morte: possono, infatti, ricevere visite solo dai parenti più stretti, nella maggior parte dei casi non è permesso loro ricevere posta, vivono in celle dove la luce viene sempre tenuta accesa, sorvegliati da telecamere, che controllano che non tentino il suicidio. Devono, inoltre, sempre sedere al centro della cella e non è concesso loro di appoggiarsi al muro nè di dormire nelle ore diurne. I detenuti che non rispettano le regole subiscono severe punizioni, come l’isolamento o la sospensione delle visite. Da sottolineare, vi è il fatto che tra il novembre del 1989 ed il marzo del 1993 le esecuzioni vennero sospese perchè i ministri di giustizia dell’epoca erano contrari alla pena di morte: durante la moratoria, il tasso di criminalità non aumentò, ma anzi diminuì.


Ovviamente, sulla pena di morte le convinzioni sono molto divise e contrastanti: non solo nella società civile, ma anche tra i cristiani nominali e persino tra i Cristiani Evangelici.

Non è un caso che la pena capitale ci sia non solo nei paesi islamici e nelle dittature di varia natura, ma anche in democrazie come gli Stati Uniti che sorsero basandosi sui valori della Bibbia.

Analizzando le Scritture, alcuni Cristiani affermano che la pena di morte ci debba essere, altri fanno riferimento sul «non uccidere» e sul «comandamento dell’amore» per affermare che per i Cristiani non debba esserci, ma che dovrebbero impegnarsi molto più per la sua abolizione.

Una risposta pragmatica a questo dilemma potrebbe venire da una riflessione sull’uso ricorrente della pena capitale nel mondo d’oggi.

In quali casi viene normalmente comminata la pena di morte? (Delitti di sangue? Furto? Reati d’opinione? Opinioni politiche o religiose? Dissidenza? Motivi raziali?).

In quanti casi essa non è proporzionale al reato commesso?

In quanti casi la sentenza risultò poi un errore?

Una risposta a questa questione potrebbe venire dalla considerazione che la chiesa è nel «nuovo patto» e, non essendo una «piena teocrazia» (nel senso che non può emanare leggi dello stato e/o pene), non può e non deve sottostare alle direttive della legge mosaica.

Finché non viene il Messia a istaurare il Suo regno di giustizia e di pace su questa terra, c’è poco da sperare che i magistrati e le autorità applichino bene le leggi: in tante parti del mondo non si viene messi a morte perché ci si è macchiati di un omicidio, ma per «delitti di opinione» o addirittura per procurarsi gratis organi da trapiantare!

I dissidenti vengono condannati a morte perché un regime vede in loro un pericolo.

Nei paesi islamici “teocratici” (nel senso che la religione/stato emana leggi e pene) le persone vengono messe a morte perché cambiano religione. La pena capitale viene applicata anche per misfatti che non implicano l’uccisione di qualcuno o il furto.

Se per dare una «giusta» pena a chi ha ucciso con premeditazione mantengo la pena di morte, così metto a rischio la vita di tanti innocenti che sono condannati alla gogna per opinioni, religione, disguidi giudiziari o misfatti minori: preferisco che la pena di morte non ci sia e che venga bandita dall’umanità.

La «legge del taglione»(«occhio per occhio, dente per dente») non era pensata — come oggi falsamente si pensa — come carta bianca per la rappresaglia smisurata, ma al contrario come limitazione del danno, nel senso: «non puoi chiedere più di un occhio, se ti è stato pestato un occhio…». Sebbene si dica che la legge sia «uguale per tutti», spesso spalleggia i potenti e a farci le spese sono sempre i miseri della terra.

La «legge del taglione» intendeva porre un limite alla rappresaglia e alla faida.

Penso che come Cristiani facciamo bene a batterci con mezzi leciti come le petizioni di firme perché lo Stato applichi una pena giusta e certa.

Il messaggio Cristiano deve tendere al ravvedimento e al recupero: la pena di morte può togliere questa possibilità. Una lunga detenzione, anche durissima e con menomazioni, potrebbe portare maggiori chance di affrancamento, specialmente se vi è una pastorale Cristiana e biblica nelle carceri.

Quanto alla legittima difesa, sia la legge mosaica sia le legislazioni correnti la prevedono, ma non dev’essere spropositata rispetto al pericolo e all’offesa: non deve trattarsi di abnorme ritorsione.

  • Come autorità, ad esempio, abbiamo il caso di Pilato, al quale Gesù dovette ricordare che aveva ricevuto il potere «dall’alto», al quale di conseguenza avrebbe dovuto risponderne (l’imperatore in modo evidente, Dio in modo implicito; Gv 19,10-11).

  • Anche la stirpe di Erode aveva il vizio di considerare assoluto il proprio potere e uno di loro fece uccidere l’apostolo Giacomo (At 12,1-3) e poi, pensando di potersi reggere «democraticamente» sulla base dei «sondaggi», proseguì su quella linea gradita al popolo. Non immaginando che un angelo del Signore lo avrebbe colpito e che sarebbe presto morto roso dai vermi (v. 23).

  • Significativa è anche la figura del figlio di Davide, Absalom: un principe malvagio che conquista il cuore dei sudditi e usurpa un regno che durerà poco (2 Sam 13,28; 15,5-10; 18,7).

Attraverso il profeta Daniele, Dio ribadì che «domina sul regno degli uomini e lo dà a chi vuole» (Dan 4.24,32), ma contrariamente a quanto vorremmo, questo potere è dato anche a uomini che assomigliano a bestie spaventevoli, le quali addirittura distruggono il popolo dei santi (8,24).

Sembrerà che Dio sia stato sconfitto, ma sarà come per la crocifissione, la quale è subito seguita dalla risurrezione; perché alla fine «il potere e la grandezza dei regni che sono sotto tutti i cieli saranno dati al popolo dei santi dell’Altissimo; il suo regno è un regno eterno, e tutte le potenze lo serviranno e gli ubbidiranno» (7,27; cfr. 12,7).

  • Nemmeno Daniele, comunque, riuscì a capire bene ciò che scriveva (12,8) e la visione del futuro lo fece svenire (8,27)

  • Parallelo al libro di Daniele, nel Nuovo Testamento, è l’Apocalisse scritta da Giovanni, l’apostolo che aveva una tale sintonia con Gesù da essergli il più prossimo a tavola (Gv 13,23; 21,25). Giovanni sapeva che per mezzo di Gesù erano state create tutte le cose (Gv 1,3), ma quando lo vide nella sua forza, come il gran governatore del mondo, anche lui svenne (Ap 1,17).

Gesù affrontò la croce non come un momento di sconfitta (fu la Sua “amorevole volontaria debolezza”), ma come una tappa verso la vittoria finale: «E io, quando sarò innalzato dalla terra, attirerò tutti a me» (Gv 12,32); «trionfando su di loro per mezzo della croce» (Col 2,15). La vita cristiana sarà una continua sconfitta se non abbiamo presente che Gesù è «il Signore dei signori e il Re dei re, e vinceranno anche quelli che sono con lui» (Ap 17,14).

Come si può vivere da Cristiani se non si percepisce che anche oggi Dio «domina sul regno degli uomini e lo dà a chi vuole»? (Dn 4,32).

L’Apocalisse ha proprio la specifica funzione di rassicurarci che è Gesù, sebbene a Suo modo, a essere ancora «il principe dei re della terra» (Ap 1,5).

Nell’episodio di Anania e Saffira (At 5,1-11) si vede che Pietro non venne affatto turbato dalla condanna a morte inflitta da Dio a Anania e rivolse poi alla moglie parole dure, pur sapendo che Dio le avrebbe trasformate in una spada che avrebbe giustiziato anche Saffira (vv. 9-10). Vedi anche in 1Cor 5 e 11.

La Chiesa di quel tempo venne presa da gran timore, ma non si disorientò; acquistò così una grande credibilità e Dio gli diede una straordinaria potenza evangelistica: «E sempre di più s’aggiungevano uomini e donne in gran numero […] La folla accorreva dalle città vicine a Gerusalemme […] e tutti erano guariti» (vv. 14-16).


Una domanda

Caro fratello, ti scrivo per avere una risposta su una questione molto dibattuta: «la pena di morte».

Su questo tema molti con le varie lotte e moratorie di cui si discute, penseranno che stiamo raggiungendo un alto grado di civiltà, maggiore sensibilità verso il prossimo; come se fossimo più cristiani rispetto al passato.

Credo che i veri credenti hanno il compito di far conoscere Cristo e noi sappiamo attraverso la Bibbia che la scelta su tale tema spetterà a chi ci comanda, poiché ai «capi» delle nazioni Dio concede il ruolo d’autorità e gli permette di giudicare, mentre il nostro compito e di sottometterci alle autorità e a ogni umana istituzione.

Personalmente dico che la Bibbia ci fa notare quali norme penali Dio scelse per amministrare la giustizia nel Suo popolo: era un sistema perfetto, ma l’umanità ebraica ne impediva comunque il perfetto funzionamento!

Con il Pentateuco abbiamo un vero sistema penale perfetto che si differenzia molto dai sistemi penali odierni, con la distinzione maggiore data dal fatto che la legge mosaica è stata concepita da Dio, mentre la nostra è frutto delle scelte umane, evolute e/o involute nella storia dal pensiero filosofico (in occidente a orientamento liberale e ateistico: Rousseau, Locke, Montesquieu, ecc.).

L’uomo si crea leggi (le sue) secondo la propria visione della giustizia, Dio lascia liberi, ma un giorno chiederà conto se gli amministratori, ai quali dobbiamo comunque sottometterci, abbiano veramente governato secondo giustizia.

Da credente, credo non sia compito mio combattere la pena capitale allo stesso modo di come fa la massa o le sue organizzazioni, poiché credo che da un punto di vista biblico (che è quello che a noi deve interessare) non è del tutto ingiusta la pena di morte (non per casi acclarati come quelli descritti nella Bibbia): solo che non si può applicare un sistema perfetto in un mondo imperfetto…

Nella storia è stata ritenuta giusta da tutti fino a più d’un secolo fa: poi si fece avanti il pensiero della rieducazione del condannato che è andato di pari passo col buonismo imperante … e –ovviamente- la morte di tanti autentici innocenti condannati ingiustamente e riconosciuti tali in tempi successivi alla loro morte è convincente.

Inoltre l’insediamento degli stati moderni con il loro orientamento liberal-democratico ha portato a un sempre più disconoscimento della pena di morte non tanto per gli innocenti che spesso ne vanno di mezzo, quanto per il buonismo: infatti, esistono tanti altri modi di “pena di morte” che si perpetrano senza grandi clamori (aborto, eutanasia, ecc.).

La “legge del taglione” viene considerata animalesca e sbagliata … come tante altre cose dette da Dio: dunque, come si nota, il discorso sarebbe molto più ampio…

Ne parlerò ancora oltre, ma secondo le statistiche nel mondo ogni anno muoiono più di 50 milioni di bambini grazie alla legge sull’IVG (aborto) e per non parlare dell’eutanasia.

Questo è un mondo di paradossi e di contrasti…

In contemporanea alla lotta sulla moratoria contro la pena di morte, si vuole riconoscere a livello globale il diritto d’ogni donna ad abortire. Amnesty International è in prima linea sull’uno e sull’altro fronte: l’abolizione della legge sulla pena di morte e la legge sull’aborto estesa a tutti i paesi del globo.

Che contrasto e che aberrazione!

Chi pensa al diritto del bimbo in gestazione che presto sarà assassinato?

E’ solo perché il feto non può parlare che si può ucciderlo?

Chi difende il suo diritto?

Non è sempre lo stesso sopruso mortale contro i piccoli, i deboli e gli indifesi?

Anche se non tutti, molti di coloro che subiscono la pena di morte sono stati delinquenti, ma quali degli aborti si è macchiato di qualche crimine?

Un giorno Dio chiederà all’uomo come mai è stato assolto il colpevole, ed è stato condannato l’innocente… a morte!


La risposta

La pena di morte è uno di quei temi molto discussi in seminari come «Etica biblica» o «Etica del NT». In tali meeting gli animi si incendiano, formandosi subito due fronti principali: chi a favore della pena capitale e chi contro di essa. Lo stesso accade nelle riunioni interattive di chiesa o di giovani.

Molti degli errori che si fanno, derivano dal fatto che non si tiene conto della rivelazione progressiva: il Decalogo non era semplicemente una legge morale di base, ma la base della Costituzione d’Israele. La Legge mosaica non era semplicemente la legge universale di Dio, ma le basi giuridiche di una teocrazia specifica perfetta: quella d’Israele.

Il termine «teocrazia» significa letteralmente «governo di Dio» (anche se oggi lo si dice anche in casi come i governi islamici dove Dio non c’entra nulla)!

In una teocrazia la legge civile e quella religiosa coincidono; lo stato inquisisce anche reati di morale e di opinione, non distinguendo fra peccato e dolo. Le teocrazie oggi vigenti sono il Vaticano, alcuni stati mussulmani (per es. Iran, Arabia Saudita) e (teoricamente) il Tibet (il Dalai Lama è addirittura un dio-re). Negli stati democratici la legge e la morale non coincidono affatto, né dolo e peccato, e nessuno può essere inquisito per questioni morali fra adulti consenzienti e per le sue opinioni: basta notare quante prostitute popolano spudoratamente e scandalosamente le strade… di notte e pure di giorno!

Si grida allo scandalo della pena di morte e poi si fanno aborti, eutanasia, pulizie etniche, genocidi per questioni religiose, prostituzione, stupri, coercizioni e plagio in tutti modi e con tutti i sistemi che il culto della personalità s’inventa, e quant’alto: è un sistema di forti ed eclatanti contrasti sia concettuali e sia sociali, etici.

In questo mondo la chiesa non è una “piena” teocrazia poiché secondo il NT non ha giurisdizione civile, non può emanare leggi né perseguire i malfattori. Nelle chiese si possono affrontare solo questioni religiose e morali/spirituali, e la decisione massima è l’espulsione… con possibilità estrema di <consegna del dissidente a satana>.

Il NT prevede che la funzione legislativa, inquisitoria ed esecutiva sia esercitata dalle autorità civili dei singoli stati. Quindi, l’aspirazione massima è questa: libere chiese in libero stato.

Le chiese nel mondo si trovano perciò sotto ordinamenti differenti da luogo a luogo.

Dove sia possibile, i Cristiani possono contribuire a migliorare le leggi nel senso di una maggiore giustizia sociale, ma mai dimenticare che Dio è sovrano sulle nazioni e sui loro governanti: se tante cose accadono è perché Dio le permette!

Va anche detto che <mutando il patto, muta altresì l’ordinamento>: la Legge del nuovo patto non è la legge mosaica, che ha senso solo all’interno di una teocrazia, ma la chiesa è sottoposta alla «legge di Cristo» o «legge dello Spirito» (Rm 8,2; 1Cor 9,21; Gal 6,2).

Il sistema penale dell’A. T. ha senso solo all’interno di una teocrazia, in cui la legge di stato è quella religiosa. È vero che la legge mosaica è basata sul pensiero di Dio, ma essa riguardava un popolo teocratico (stato-chiesa): ad ogni modo, se si guarda attentamente la storia d’Israele si noterà che l’ingiustizia umana (specialmente di regnanti, magistrati e sacerdoti: le autorità) impedì –di fatto- l’attuazione pratica di tale sistema. Non a caso i profeti inveirono contro le ingiustizie presenti nel sistema giudiziario israelita e giudaico.

  • Il caso di Nabot mostra che i potenti potevano mettere a morte i loro rivali, inscenando falsi processi (1 Re 21; 2 Re 9,25s).

  • Lo stesso fu per Gesù.

Nella legge mosaica la pena doveva essere proporzionale al crimine commesso.

Invece, la maggior parte delle sentenze di morte che oggi i regimi applicano, non riguardano delitti capitali che i rei avrebbero commesso: si viene processati e giustiziati per reati d’opinione, per convinzioni politiche e religiose e addirittura per la divulgazione di notizie da parte di giornalisti.

In genere la pena capitale non sta in alcuna proporzione con il delitto commesso o solo addebitato per presunzione di colpa.

In tali regimi i potenti usano spesso la pena di morte per stroncare l’opposizione, i dissidenti e addirittura i potenziali avversari: vedi Mao, Stalin, ecc.

La gente sparisce e viene uccisa dopo giudizi sommari. La gente viene uccisa molto spesso per le sue opinioni politiche e religiose: vedi in Nigeria, Egitto, Turchia e in tante altre parti…

Talvolta accade come “la strage degli innocenti” o come al tempo di Faraone…

Nelle teocrazie islamiche coloro che si convertono a Cristo, sono giustiziati per questo. In tali stati, molte donne (spesso anche bambine) che vengono stuprate (anche da gruppi di uomini), vengono rinchiuse in prigione e non di rado perfino giustiziate per adulterio!!!

Anche in paesi democratici come gli USA, si viene condannati per delitti non commessi quando si è neri di pelle. Molti innocenti sono stati giustiziati e solo perché erano neri!

Per tali motivi, come Cristiani che amiamo la giustizia, non possiamo che essere contro la pena di morte: meglio un omicida vivo ma in carcere (semmai reso “innocuo” o addirittura menomato …), che un innocente giustiziato ingiustamente. Ma è solo un’alternativa dettata dalle circostanze attuali che trova una soluzione molto parziale e, in tanti casi, anche ingiusta di fronte a certi crimini efferati/stragistici!

Soprattutto in vista del tempo della fine, non si fa bene a schierarsi con i fautori della pena di morte.

La gente sparisce senza una ragione e viene giustiziata dopo un processo sommario che sa solo di farsa: come quello fatto a Cristo.

La reclusione proporzionale al delitto commesso è da ritenere una giusta alternativa di pena; in tale tempo può esserci un ravvedimento. In certi casi si può dimostrare l’eventuale innocenza.

E poi c’è l’interruzione volontaria di gravidanza (aborto) che è “orribile pena di morte” all’innocente…

Come Cristiani dobbiamo essere contro l’aborto e, dunque, contro la pena di morte.

Quanto al numero degli aborti, esso è altissimo: aggiornando l’elenco, secondo i dati del 1997 della «Organizzazione mondiale della sanità», ogni anno sarebbero praticati 53 milioni di aborti nel mondo(si pensi che l’Italia aveva 59,2 milioni di abitanti all’inizio del 2007).

L’aborto è effettivamente la pena di morte più ricorrente sul pianeta e i condannati a morte non solo non hanno visto mai un processo o un avvocato, ma neppure la luce!

E poi c’è anche l’assurda eutanasia…

Si noti che Dio mise un segno sull’omicida Caino, affinché non fosse ucciso e per evitare la faida o la rappresaglia, dichiarò che chi lo uccidesse sarebbe stato punito sette volte di più (Gn 4,15).

Chi è per la pena di morte, dica sinceramente/onestamente se lui vorrebbe mai essere il boia: per dare l’iniezione letale, per dare corrente alla sedia elettrica, per aprire la botola d’impiccagione o per sparare alla gente che sta al muro e poi dare il «colpo di grazia» alla nuca a chi è ancora vivo … soprattutto se si trattasse di veri innocenti! Io personalmente no.

E dica anche se onestamente sarebbe contento che fosse fatta una ingiustizia che porti a tanto… contro lui o contro la sua famiglia!

N. M.

Quando si deve disubbidire all’autorità

In quali casi possiamo disubbidire all’autorità stabilita da Dio?

Se l’autorità ci comanda di fare cose che noi Credenti non dobbiamo fare (che Dio ci comanda diversamente), allora non dobbiamo osservare quell’ordine anche se questo significherà essere perseguitati dalle stesse autorità; noi non dobbiamo disubbidire a Dio per ubbidire a decreti che ci farebbero peccare. A questo proposito, nelle Scritture sono narrati alcuni episodi che ci mostrano chiaramente come chi teme Dio si deve comportare dinnanzi ad un decreto ingiusto dell’autorità.


  • Ecco cosa avvenne in Egitto, quando Israele era ancora schiavo degli Egiziani; "Il re d’Egitto parlò anche alle levatrici degli Ebrei, delle quali l’una si chiamava Scifra e l’altra Pua. E disse: ‘Quando assisterete le donne ebree al tempo del parto, e le vedrete sulla seggiola, se è un maschio, uccidetelo; ma se è una femmina, lasciatela vivere’. Ma le levatrici temettero Iddio, e non fecero quello che il re d’Egitto aveva ordinato loro; lasciarono vivere i maschi" (Es. 1:15-17); come potete vedere quelle levatrici disubbidirono a Faraone per ubbidire a Dio, e per avere agito così, Dio le benedì, infatti è scritto che "Dio fece del bene a quelle levatrici" (Es. 1:20).


  • Al tempo del re di Babilonia, chiamato Nebucadnetsar, avvenne questo fatto; "il re Nebucadnetsar fece una statua d’oro, alta sessanta, e larga sei cubiti, e la eresse nella pianura di Dura, nella provincia di Babilonia. E il re Nebucadnetsar mandò a radunare i satrapi, i prefetti, i governatori, i giudici, i tesorieri, i giureconsulti, i presidenti e tutte le autorità delle province, perchè venissero alla inaugurazione della statua che il re Nebucadnetsar aveva eretta" (Dan. 3:1,2); ora, quando tutti costoro si radunarono davanti alla statua, venne intimato a tutti loro da un araldo di prostrarsi davanti alla statua e di adorarla. Tutti si prostrarono e adorarono la statua, tranne Shadrac, Meshac e Abed-Nego che erano Giudei, e questa cosa fu riferita al re, il quale s’indignò e li fece chiamare alla sua presenza e disse loro che se non avessero adorato la statua, sarebbero stati gettati in mezzo ad una fornace di fuoco ardente. I tre giovani Ebrei risposero al re: "Ecco, il nostro Dio che noi serviamo, è potente da liberarci, e ci libererà dalla fornace del fuoco ardente, e dalla tua mano, o re. Se no, sappi o re, che noi non serviremo i tuoi dèi e non adoreremo la statua d’oro che tu hai eretto" (Dan. 3:17,18). A queste parole, il re fu ripieno di furore, ordinò che la fornace fosse riscaldata sette volte di più e che vi fossero gettati Shadrac, Meshac e Abed-Nego. Essi vi furono gettati, ma Dio li liberò dalla fornace del fuoco e quando uscirono da essa, tutti videro che il fuoco non aveva avuto alcun potere sul loro corpo. In seguito a questa potente liberazione che Dio operò in verso i suoi servi, il re Nebucadnetsar prese a dire: "Benedetto sia l’Iddio di Shadrac, di Meshac e di Abed-Nego, il quale ha mandato il suo angelo, e ha liberato i suoi servi, che hanno confidato in lui, hanno trasgredito l’ordine del re, e hanno esposto i loro corpi per non servire e non adorare altro dio che il loro! Perciò, io faccio questo decreto: che chiunque, a qualsiasi popolo, nazione o lingua appartenga, dirà male dell’Iddio di Shadrac, Meshac e Abed-Nego, sia fatto a pezzi, e la sua casa sia ridotta in un immondezzaio; perchè non v’è alcun altro dio che possa salvare a questo modo. Allora il re fece prosperare Shadrac, Meshac e Abed-Nego nella provincia di Babilonia" (Dan. 3:28-30). Fratelli, il nome di Dio fu glorificato mediante questo prodigio e tutto questo avvenne in seguito alla trasgressione dell’ordine del re da parte di Shadrac, Meshac e Abed-Nego, i quali, per non adorare la statua che il re aveva fatto, si attirarono la sua ira, ma Dio trasse gloria da tutto questo; Egli trasse gloria e lode pure dal furore di un re che adorava gli idoli.


  • Quando Pietro e Giovanni comparvero dinnanzi al sommo sacerdote, ai capi sacerdoti e agli anziani, quest’ultimi "ingiunsero loro di non parlare nè insegnare affatto nel nome di Gesù. Ma Pietro e Giovanni, rispondendo, dissero loro: Giudicate voi se è giusto, nel cospetto di Dio, di ubbidire a voi anzi che a Dio. Poichè, quanto a noi, non possiamo non parlare delle cose che abbiam vedute e udite" (Atti 4:18-20). Qualche tempo dopo, Pietro e gli altri apostoli comparvero davanti al Sinedrio; "e il sommo sacerdote li interrogò, dicendo: Noi vi abbiamo del tutto vietato di insegnare in codesto nome; ed ecco, avete riempita Gerusalemme della vostra dottrina...Ma Pietro e gli altri apostoli, rispondendo, dissero: Bisogna ubbidire a Dio anzichè agli uomini..." (Atti 5:28,29). Ora, Gesù Cristo, prima di essere assunto in cielo, aveva dato questo ordine agli apostoli: "Andate dunque, ammaestrate tutti i popoli..." (Matt. 28:19), ma il Sinedrio aveva loro dato un ordine che si opponeva a quello di Cristo, perchè vietò loro con minacce di insegnare la Parola di Dio e gli apostoli preferirono ubbidire a Dio anzichè agli uomini, anche se questo significò essere perseguitati ed avere il Sinedrio contro. Così ci dobbiamo comportare quando l’autorità ci ordina di fare qualcosa che è contraria alla volontà del Signore.


I magistrati sono dei ministri di Dio

L’apostolo Paolo, continuando a parlare attorno alle autorità, dice:

"I magistrati non sono di spavento alle opere buone, ma alle cattive. Vuoi tu non aver paura dell’autorità? Fa’ quel ch’è bene, e avrai lode da essa; perchè il magistrato è un ministro di Dio per il tuo bene; ma se fai quel ch’è male, temi, perchè egli non porta la spada invano; poich’egli è un ministro di Dio, per infliggere una giusta punizione contro colui che fa il male. Perciò è necessario star soggetti, non soltanto a motivo della punizione, ma anche per motivo di coscienza. Poichè è anche per questa ragione che voi pagate i tributi; perchè si tratta di ministri di Dio, i quali attendono del continuo a quest’ufficio" (Rom. 13:3-6).

È scritto chiaramente che i magistrati sono dei ministri di Dio, cioè al servizio di Dio punendo i malfattori: infatti i magistrati si levano (o così sono chiamati a fare) in favore di quelli che subiscono soprusi, violenze ed oltraggi, per difendere la loro causa e fare loro giustizia.

Ma questo era in Israele: purtroppo, oggi non lo è affatto!

Secondo la legge, in Israele dovevano essere stabiliti dei giudici con il compito di assolvere l’innocente e condannare il colpevole, infatti è scritto: "Stabilisciti dei giudici e dei magistrati in tutte le città che l’Eterno il tuo Dio ti dà, tribù per tribù; ed essi giudicheranno il popolo con giusti giudizi" (Deut. 16:18), quindi è la volontà di Dio che ci siano dei giudici e dei magistrati in una nazione, e che essi facciano giustizia.

Ma se questi non fossero nemmeno Cristiani? Sì, anche allora: vedi Ciro, il re di Persia!

Se noi facciamo il male saremo puniti dall’autorità, ma se facciamo il bene avremo lode da essa, cammineremo sicuri e tranquilli e la nostra coscienza non ci riprenderà.

Noi Credenti dobbiamo stare soggetti alle autorità superiori, anche per motivo di coscienza (cioè per non sporcare la nostra coscienza), e non solo a motivo della punizione che ci verrebbe data nel caso ci ribellassimo ad esse.

Dobbiamo del continuo studiare di avere una coscienza pura dinanzi a Dio e dinanzi agli uomini, e questo al fine di piacere a Dio; quindi, per evitare di diventare degli individui con la coscienza sporca, mostriamoci ubbidienti anche nei confronti delle autorità.

Ci sono anche dei Cristiani ai quali non importa di avere una buona coscienza, ma non c’è da meravigliarsi di questo, perchè anche ai tempi degli apostoli vi furono coloro che gettarono via la buona coscienza: sapete che fine fecero? Naufragarono quanto alla fede con annessi e connessi.

Luca ha scritto questo fatto accaduto a Filippi, mentre lui, Paolo, Sila e Timoteo si trovavano in questa città per annunziare l’Evangelo:

"E avvenne, come andavamo al luogo d’orazione, che incontrammo una certa serva, che aveva uno spirito indovino, e con l’indovinare procacciava molto guadagno ai suoi padroni. Costei, messasi a seguire Paolo e noi, gridava: Questi uomini sono servitori dell’Iddio altissimo, e vi annunziano la via della salvezza. Così fece per molti giorni; ma essendone Paolo annoiato, si voltò e disse allo spirito: Io ti comando, nel nome di Gesù Cristo, che tu esca da costei. Ed esso uscì in quell’istante. Ma i padroni di lei, vedendo che la speranza del loro guadagno era svanita, presero Paolo e Sila, e li trassero sulla pubblica piazza davanti ai magistrati, e presentatili ai pretori, dissero: Questi uomini, che son Giudei, perturbano la nostra città, e predicano dei riti che non è lecito a noi che siam Romani nè di ricevere, nè di osservare. E la folla si levò tutta insieme contro a loro; e i pretori, strappate loro di dosso le vesti, comandarono che fossero battuti con le verghe. E dopo aver loro date molte battiture, li cacciarono in prigione, comandando al carceriere di custodirli sicuramente. Il quale, ricevuto un tal ordine, li cacciò nella prigione più interna, e serrò loro i piedi nei ceppi" (Atti 16:16-24).

In questa circostanza i magistrati agirono precipitosamente e ingiustamente nei confronti di Paolo e Sila, perchè essi non avevano fatto nulla di male per meritare quella punizione; ma questo non significa che quei magistrati non erano dei servitori di Dio, e badate che Paolo da quel giorno in poi non cambiò affatto idea sull’ufficio del magistrato, tanto è vero che, tempo dopo, disse ai santi di Roma: "Il magistrato è un ministro di Dio per il tuo bene" (Rom. 13:4) (nonostante tempo addietro egli fosse stato battuto ingiustamente, proprio per ordine di alcuni magistrati).

Quand’anche un magistrato agisse ingiustamente contro di noi, noi dobbiamo reputarlo ancora un ministro di Dioper il nostro bene, e guardiamoci dal maledirlo, perchè in questo caso saremmo pure noi trovati colpevoli, perchè è scritto: "Benedite quelli che vi perseguitano; benedite e non maledite" (Rom. 12:14).

Comunque, bisogna dire che dopo quel terremoto che scosse la prigione dalle fondamenta e dopo che il carceriere e la sua casa credettero nel Signore, i pretori (quei pretori che strapparono loro di dosso le vesti e comandarono che Paolo e Sila fossero battuti con le verghe), quando seppero che Paolo e Sila erano Romani ebbero paura e vennero e li pregarono di scusarli. Oltre a ciò, ricordo che Dio convertì il male da essi ricevuto in bene, perchè fu proprio in seguito alla loro prigionia in quella prigione, che durante la notte, il carceriere preposto a custodirli, credette nel Signor Gesù con tutta la sua casa. Paolo stesso ha detto: "Or noi sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio..." (Rom. 8:28); e non è forse vero che anche quella prigionia subita ingiustamente contribuì al bene di Paolo e Sila e cooperò alla salvezza di un’intera famiglia?

Dunque, non importa quale sia l’ingiustizia, la violenza, la persecuzione che quelli che amano Dio ricevono dalle autorità, Dio la convertirà in bene. La Scrittura non può essere annullata; se la persecuzione contro la chiesa non cooperasse più al bene di quelli che amano Dio, ciò significherebbe che Dio non ha più il potere di convertire il male in bene e che Egli ha mentito. Ma il nostro Dio regna assiso sul suo trono ed ha il pieno controllo di ogni circostanza della nostra vita e a suo tempo converte il male che riceviamo in bene a nostro favore e a favore di altri. È impossibile che Dio abbia mentito, Egli non è un uomo come noi; nella Sua grande fedeltà muterà ancora il nostro duolo in danza e molti, vedendo questo, temeranno il Suo nome e riconosceranno la veracità della Parola di Dio.

Dio giudica le autorità che si ribellano a Lui: lo fa per la famiglia, per la chiesa e per la società.

Infatti, bisogna dire che Dio al tempo fissato giudicherà pure le loro azioni perchè è scritto: "V’è un tempo per il giudizio di qualsivoglia azione e nel luogo fissato sarà giudicata ogni opera" (Ecc. 3:17). Nessuno pensi però che solo nel giorno del giudizio saranno puniti gli ingiusti, i superbi, i malvagi, e che prima di quel giorno, mentre sono ancora sulla terra, la verga della collera di Dio non li colpirà, perchè è scritto: "Ecco, il giusto riceve la sua retribuzione sulla terra, quanto più l’empio e il peccatore!" (Prov. 11:31).

Dunque, c’è un Dio che giudica sulla terra, ancora oggi Egli esercita i Suoi giusti giudizi contro coloro che fanno il male, non importa quale posizione sociale ricoprano.


Saul fu stabilito re sopra Israele da Dio, ma a motivo della sua ribellione, Dio lo fece morire e trasferì il regno a Davide, infatti è scritto: "così morì Saul, a motivo della infedeltà ch’egli aveva commessa contro l’Eterno col non avere osservato la Parola dell’Eterno, ed anche perchè aveva interrogato e consultato quelli che evocano gli spiriti, mentre non aveva consultato l’Eterno. E l’Eterno lo fece morire, e trasferì il regno a Davide, figliuolo d’Isai" (1Cron. 10:13,14).

 

Dio "fiacca i potenti, senza inchiesta; e ne stabilisce altri al loro posto...li colpisce come dei malvagi, in presenza di tutti, perchè si sono sviati da lui e non hanno posto mente ad alcuna delle sue vie" (Giob. 34:24,26,27); questo è quello che il Giudice di tutta la terra fa tutt’ora.

 

Il profeta Daniele disse di Nebucadnetsar, re di Babilonia, in presenza del re Belsatsar: "O re, l’Iddio altissimo aveva dato a Nebucadnetsar tuo padre, regno, grandezza, gloria e maestà; e a motivo della grandezza ch’Egli gli aveva dato, tutti i popoli, tutte le nazioni e lingue temevano e tremavano alla sua presenza; egli faceva morire chi voleva, lasciava in vita chi voleva; innalzava chi voleva, abbassava chi voleva. Ma quando il suo cuore divenne altero e il suo spirito s’indurò fino a diventare arrogante, fu deposto dal suo trono reale, e gli fu tolta la sua gloria; fu cacciato di tra i figliuoli degli uomini, il suo cuore fu reso simile a quello delle bestie, e la sua dimora fu con gli asini selvatici; gli fu data a mangiare dell’erba come ai buoi, e il suo corpo fu bagnato dalla rugiada del cielo, finchè non riconobbe che l’Iddio altissimo domina sul regno degli uomini, e ch’egli vi stabilisce sopra chi vuole" (Dan. 5:18-21).

Daniele riconobbe che era stato Dio a stabilire Nebucadnetsar come re su Babilonia, ma disse che quando questo re s’innalzò contro Dio, fu giudicato da Dio a motivo della superbia del suo cuore; non è forse scritto: "Iddio resiste ai superbi" (Giac. 4:7; Prov. 3:34)?

"Il re Erode mise mano a maltrattare alcuni della chiesa; e fece morir per la spada Giacomo, fratello di Giovanni. E vedendo che ciò era grato ai Giudei, continuò e fece arrestare anche Pietro" (Atti 12:1-3). Pietro fu messo in prigione ma Dio durante una notte lo liberò mediante un angelo. "Or Erode era fortemente adirato contro i Tiri e i Sidoni; ma essi di pari consentimento si presentarono a lui; e guadagnato il favore di Blasto, ciambellano del re, chiesero pace, perchè il loro paese traeva i viveri dal paese del re. Nel giorno fissato, Erode, indossato l’abito reale, e postosi a sedere sul trono, li arringava pubblicamente.

E il popolo si mise a gridare:

<Voce d’un dio, e non d’un uomo! In quell’istante, un angelo del Signore lo percosse, perchè non aveva dato a Dio la gloria; e morì, roso dai vermi">(Atti 12:20-23).

Questo re fu punito da Dio perchè non aveva dato a Dio ciò che è di Dio, cioè la gloria; e noi ancora una volta dobbiamo riconoscere che Dio non ha riguardi personali in verso nessuno, neppure verso i re che Egli stabilisce sui regni degli uomini.

Dio usa delle autorità per adempiere la Sua volontà sulla terra: se ne serve.

Vediamo come delle autorità romane si levarono in favore di Paolo, sia quando fu preso a Gerusalemme dai Giudei, sia in seguito mentre egli era in prigione.

Paolo, dopo pochi giorni che era tornato a Gerusalemme dal viaggio che lo aveva portato in Asia, in Macedonia ed in Grecia, fu preso nel tempio dai Giudei, i quali si misero a batterlo per ucciderlo, ma essendo la notizia giunta al tribuno Claudio Lisia, questi prese con sè dei centurioni e dei soldati e andò a sottrarre Paolo dalle mani dei Giudei. In seguito, mentre Paolo era in prigione, il tribuno, venuto a conoscenza di un complotto ordito dai Giudei contro Paolo per ucciderlo, mandò Paolo dal governatore Felice. Il tribuno, in quest’occasione, scrisse le seguenti parole: "Claudio Lisia, all’eccellentissimo governatore Felice, salute. Quest’uomo era stato preso dai Giudei, ed era sul punto d’essere da loro ucciso, quand’io son sopraggiunto coi soldati e l’ho sottratto dalle loro mani, avendo inteso che era Romano. E volendo sapere di che l’accusavano, l’ho menato nel loro Sinedrio. E ho trovato che era accusato intorno a questioni della loro legge, ma che non era incolpato di nulla che fosse degno di morte o di prigione. Essendomi però stato riferito che si tenderebbe un agguato contro quest’uomo, l’ho subito mandato a te, ordinando anche ai suoi accusatori di dir davanti a te quello che hanno contro di lui" (Atti 23:26-30).

Non è forse vero che il tribuno Claudio Lisia in queste circostanze dimostrò fermezza, e che egli si levò in favore di Paolo facendo valere il suo diritto di cittadino romano? Non fu forse Claudio Lisia che strappò dalle mani dei Giudei Paolo, evitando che l’apostolo fosse messo a morte in quel giorno? Non fu forse Claudio Lisia che, quando udì parlare delle insidie dei Giudei contro Paolo, si preoccupò di mandarlo sano e salvo a Cesarea dal governatore?

Dunque, non dimentichiamo che Dio usa le autorità a Suo piacimento e che anche per mezzo di esse Egli adempie i Suoi disegni sulla terra. Dio aveva stabilito di far pervenire Paolo anche a Roma, per annunziarvi l’Evangelo, e mediante le autorità romane ve lo fece arrivare liberandolo prima dalle insidie dei Giudei, e poi, sulla nave sulla quale fu imbarcato, dal proposito dei soldati che era quello di uccidere pure lui.

La sapienza dice: "Il cuore del re, nella mano dell’Eterno, è come un corso d’acqua; egli lo volge dovunque gli piace" (Prov. 21:1). Vediamo come Dio ha volto il cuore di re potenti del passato, affinchè si adempissero le parole che Lui stesso aveva pronunziato per bocca dei Suoi profeti.


Dio disse tramite Isaia: "Io dico di Ciro: ‘Egli è il mio pastore; egli adempirà tutta la mia volontà, dicendo a Gerusalemme: ‘Sarai ricostruita’! E al tempio: ‘Sarai fondato’! Così parla l’Eterno al suo unto, a Ciro, che io ho preso per la destra per atterrare dinanzi a lui le nazioni...Io ho suscitato Ciro, nella mia giustizia, e appianerò tutte le sue vie; egli riedificherà la mia città, e rimanderà liberi i miei esuli senza prezzo di riscatto e senza doni, dice l’Eterno degli eserciti" (Is. 44:28; 45:1,13).

Il profeta Isaia parlò da parte di Dio ai giorni di Uzzia, di Jotham, di Achaz e di Ezechia, re di Giuda (quando dominava sulle nazioni il regno d’Assiria); egli parlò di Ciro, re di Persia, quando ancora non esisteva nè il regno di Persia e nè Ciro, dicendo che egli avrebbe riedificato Gerusalemme e avrebbe rimandati liberi gli esuli del Signore senza prezzo di riscatto e senza doni.

Dopo parlò il profeta Geremia, il quale parlò da parte di Dio al tempo di Giosia, di Jehoiakim, e di Sedekia, re di Giuda (quando dominava sulle nazioni il regno di Babilonia, e non più quello d’Assiria); Dio disse tramite Geremia: "Così parla l’Eterno degli eserciti, l’Iddio d’Israele, a tutti i deportati ch’egli ha fatto menare in cattività da Gerusalemme in Babilonia: ... quando settant’anni saranno compiuti per Babilonia, io vi visiterò e manderò ad effetto per voi la mia buona parola, facendovi tornare in questo luogo" (Ger. 29:4,10). Dio, per punire il regno di Giuda e Gerusalemme per le loro iniquità, chiamò da un paese lontano l’esercito dei Caldei; questo esercito, per ordine di Dio, devastò le città di Giuda e Gerusalemme e portò gli abitanti di queste città in cattività a Babilonia; ma Dio, nella sua fedeltà e bontà, promise che non avrebbe abbandonato i Giudei a Babilonia ma che li avrebbe fatti tornare al termine di settant’anni.

Perciò, riassumendo, Dio predisse quanto sarebbe durata la cattività babilonese, ed anche chi sarebbe stato il re che avrebbe rimandato liberi i suoi esuli e che avrebbe fatto ricostruire Gerusalemme ed il tempio. Al tempo fissato da Dio, avvenne esattamente quello che Dio aveva predetto tramite i suoi profeti molto tempo prima, infatti è scritto nel libro di Esdra: "Nel primo anno di Ciro, re di Persia, affinchè s’adempisse la parola dell’Eterno pronunziata per bocca di Geremia, l’Eterno destò lo spirito di Ciro, re di Persia, il quale, a voce e per iscritto, fece pubblicare per tutto il suo regno quest’editto: ‘Così dice Ciro, re di Persia: L’Eterno, l’Iddio dei cieli, m’ha dato tutti i regni della terra, ed egli m’ha comandato di edificargli una casa a Gerusalemme, ch’è in Giuda. Chiunque tra voi è del suo popolo, sia il suo Dio con lui, e salga a Gerusalemme, ch’è in Giuda, ed edifichi la casa dell’Eterno, dell’Iddio d’Israele, dell’Iddio ch’è a Gerusalemme..." (Esd. 1:1-3). Gli esuli che Ciro rimandò liberi tornarono a Gerusalemme e prima costruirono l’altare dell’Iddio d’Israele e lo ristabilirono sulle sue basi, e poi, il secondo anno del loro arrivo a Gerusalemme, gettarono le fondamenta del tempio dell’Eterno; i lavori della ricostruzione del tempio però, furono interrotti e questa interruzione si protrasse fino al secondo anno del regno di Dario, re di Persia (l’interruzione iniziò dopo la morte del re Ciro, al tempo del re Artaserse).

Il secondo anno di Dario, Dio parlò per bocca dei profeti Aggeo e Zaccaria ordinando al popolo di ricostruire la sua casa; il popolo si mise all’opera e benchè i nemici di Giuda (tra cui vi erano Tattenai, governatore d’oltre il fiume, e i suoi colleghi) fossero contrari alla ricostruzione del tempio e scoraggiassero il popolo, in seguito ad un ordine del re Dario, la ricostruzione della casa di Dio fu fatta proseguire e incoraggiata, e i lavori furono finiti il sesto anno del regno di Dario. Sapete cosa dice la Scrittura a riguardo di ciò, dopo che la costruzione del tempio fu ultimata e dopo che i Giudei ebbero celebrato con gioia la dedicazione della casa di Dio? Essa dice: "Poi, i reduci dalla cattività celebrarono la Pasqua...E celebrarono con gioia la festa degli azzimi per sette giorni, perchè l’Eterno li aveva rallegrati, e aveva piegato in loro favore il cuore del re d’Assiria in modo da fortificare le loro mani nell’opera della casa di Dio, dell’Iddio d’Israele" (Esd. 6:19,22). Così, Iddio volse il cuore di Ciro e di Dario in favore del suo popolo affinchè si adempissero i suoi disegni.


Vi fu un altro re che -dopo la sua ostinazione- ebbe il cuore indurito da Dio affinchè si ostinasse ancor più in cuore suo e si opponesse all’ordine di Dio di lasciare andare libero il Suo popolo: Faraone, re d’Egitto. Nei salmi è scritto: "Allora Israele venne in Egitto, e Giacobbe soggiornò nel paese di Cham. Iddio fece moltiplicar grandemente il suo popolo, e lo rese più potente dei suoi avversari. Poi voltò il cuor loro perchè odiassero il suo popolo, e macchinassero frodi contro i suoi servitori" (Sal 105:23-25). Ora, si sente spesso dire che fu Dio a fare moltiplicare gli Israeliti in Egitto (e questo è vero), ma non si sente dire quasi mai che fu sempre Dio a voltare il cuore degli Egiziani affinchè odiassero gli Israeliti e macchinassero frodi contro di loro (eppure anche questo è confermato dalla Scrittura). La Scrittura dice che "gli Egiziani presero in avversione i figliuoli d’Israele, e fecero servire i figliuoli d’Israele con asprezza, e amareggiarono loro la vita con una dura servitù" (Es. 1:12-14) ed anche che il re d’Egitto ordinò alle levatrici degli Ebrei di uccidere i neonati maschi: qualcuno dirà: ‘Ma perchè avvenne tutto ciò’? Perchè Dio voltò il cuore degli Egiziani contro gli Israeliti. Riconosco che è duro accettare questo, ma non si può fare altrimenti. Poi, Iddio mandò Mosè ed Aaronne per liberare il suo popolo, dicendo a Mosè: "Io indurerò il cuore di Faraone, e moltiplicherò i miei segni e i miei prodigi nel paese d’Egitto" (Es. 7:3). Anche Faraone, re d’Egitto, fu stabilito da Dio sull’Egitto, ma al contrario di Ciro, re di Persia, si oppose all’uscita degli Israeliti dal suo regno e li lasciò andare solamente dopo che Dio percosse il suo paese con tremendi giudizi; ma avvenne così perchè Dio aveva innanzi stabilito di agire così con Faraone, e nessuno potè impedirgli di eseguire i Suoi disegni su Faraone e sull’Egitto. "La Scrittura dice a Faraone: appunto per questo io t’ho suscitato: per mostrare in te la mia potenza, e perchè il mio nome sia pubblicato per tutta la terra" (Rom. 9:17; Es. 9:16); pensate voi che Dio non avrebbe potuto fare uscire Israele dall’Egitto senza indurire il cuore del re d’Egitto? Pensate voi che Dio non avrebbe potuto destare lo spirito di Faraone, affinchè a voce e per iscritto decretasse che Israele doveva uscire dal suo paese per andarsene nel paese promessogli da Dio, come fece secoli dopo con Ciro, re di Persia? Certo che lo avrebbe potuto fare, ma è manifesto che non lo ha voluto fare perchè Egli agisce come vuole con gli abitanti della terra. Paolo ha detto che Dio è "Colui che opera tutte le cose secondo il consiglio della propria volontà" (Ef 1:11), e quindi che v’è mai da replicare a Dio se ha voluto operare in questa maniera con Faraone e con tutti i Suoi servitori? Avrebbe Dio dovuto consigliarsi forse con qualcuno prima di indurire il cuore di Faraone? Guardiamoci dal contendere con Dio, perchè è scritto: "Guai a colui che contende col suo creatore, egli, rottame fra i rottami di vasi di terra!" (Is. 45:9).

Guardiamoci dal giudicare le vie di Dio come fanno gli stolti, perchè è scritto: "Se giudichi le vie di Dio come fan gli empi, il giudizio e la sentenza di lui ti piomberanno addosso" (Giob 36:17) e ricordiamoci più spesso che "Egli non rende conto d’alcuno dei suoi atti" (Giob 33:13).


Ecco di seguito un paio di articoli sulla posizione abolizionista che inserisco per essere obiettivo e il più completo possibile.

Non esprimo il mio parere personale, ma personalmente –per motivo di coscienza- prendo “cristianamente” posizione contro la pena di morte.


Dunque riporto quanto nel mondo si dice per sponsorizzare la moratoria contro la pena di morte: sono due elenchi non miei.


DIECI MOTIVI UMANITARI PER ABOLIRE LA PENA DI MORTE

PRIMO MOTIVO

La pena di morte non serve come deterrente per i crimini. In Giappone, dove la pena di morte è prevista dalla legge, tra il novembre del 1989 ed il marzo del 1993 le esecuzioni vennero sospese perché i ministri di giustizia dell'epoca erano contrari alla pena di morte: durante la moratoria, il tasso di criminalità non aumentò, anzi diminuì.

L'argomento della deterrenza è quello più frequentemente chiamato in causa: condannare a morte un trasgressore dissuaderebbe altre persone dal commettere lo stesso reato. L'argomento della deterrenza non è però così valido, per diversi motivi.

Nel caso, per esempio, del reato di omicidio, sarebbe difficile affermare che tutti o gran parte degli omicidi siano commessi dai colpevoli dopo averne calcolato le conseguenze. Molto spesso gli omicidi avvengono in momenti di particolare ira oppure sotto l'effetto di droghe o di alcool oppure ancora in momenti di panico. In nessuno di questi casi si può pensare che il timore della pena di morte possa agire da deterrente.

Inoltre la tesi della deterrenza non è assolutamente confermata dai fatti. Se infatti la pena di morte fosse un deterrente si dovrebbe registrare nei paesi mantenitori un continuo calo dei reati punibili con la morte e i paesi che mantengono la pena di morte dovrebbero avere un tasso di criminalità minore rispetto ai paesi abolizionisti. Nessuno studio è però mai riuscito a dimostrare queste affermazioni e a mettere in relazione la pena di morte con il tasso di criminalità.

Un'analisi delle percentuali di omicidi in paesi abolizionisti e mantenitori ha dimostrato che i paesi mantenitori hanno in genere una percentuale maggiore. Tale analisi prendeva in considerazione i cinque paesi abolizionisti ed i cinque paesi mantenitori con il maggior numero di omicidi. Confrontando i dati, l'analisi conferma che nei cinque paesi abolizionisti il tasso più alto di omicidi era 11.6 per 100.000 persone, mentre nei paesi mantenitori il tasso più elevato era 41.6 per 100.000 persone.

Vi sono inoltre dati sulla criminalità di vari paesi che dimostrano come l'abolizione della pena di morte non comporti alcun aumento della criminalità.

In Giamaica, per esempio, durante una sospensione della pena di morte tra il 1976 ed il 1980, si verificarono poche variazioni nel tasso di omicidi. In Canada il tasso di omicidi per 100.000 persone scese da un massimo di 3.09 nel 1975, anno precedente l'abolizione, a 2.41 nel 1980 e da allora è rimasto relativamente stabile. Nel 1993, 17 anni dopo l'abolizione, il tasso di omicidi era 2.19 per 100.000 persone, vale a dire il 27% in meno rispetto al 1975. Un recente studio condotto in California ha dimostrato che nei 15 anni in cui la California eseguiva condanne a morte molto frequentemente (circa una ogni due mesi, dal 1952 al 1967) il numero di omicidi è aumentato di circa il 10% ogni anno.

Tra il 1967 ed il 1991, periodo in cui non hanno avuto luogo esecuzioni, l'aumento medio annuale era del 4.8%. Lo stesso studio dimostra anche l'esistenza di ciò che viene denominato effetto brutalizzante della pena di morte: nei 4 mesi precedenti l'esecuzione di Robert Harris in California, avvenuta nel 1992, la media mensile di omicidi nello stato era 306 mentre nei 4 mesi successivi la stessa esecuzione tale numero salì a 333, registrando un aumento del 9%. Uno studio simile ha dimostrato che nello stato di New York, nel periodo in cui erano eseguite più condanne a morte che nel resto del paese, cioè tra il 1907 ed il 1963, si registravano in media due omicidi in più ogni mese immediatamente successivo ad un'esecuzione.

I molti studi effettuati sull'argomento hanno quindi dimostrato come sia impossibile affermare con chiarezza che la pena di morte abbia un potere deterrente.

Lo studio più recente sulla relazione tra la pena di morte ed il tasso di omicidi, condotto per le Nazioni Unite nel 1988, ha concluso che "questa ricerca non ha fornito alcuna prova scientifica del fatto che le esecuzioni abbiano un effetto deterrente maggiore rispetto all'ergastolo. È improbabile che si ottenga mai questa prova scientifica. Lo studio non fornisce alcun fondamento alla tesi della deterrenza".


SECONDO MOTIVO

L'applicazione delle norme giuridiche è spesso soggetta a errori umani dolosi o involontari.

La pena di morte non colpisce solo i colpevoli, ma anche, forse più spesso di quanto si immagini, persone innocenti.

Uno studio di Stanford Law Review ha documentato in questo secolo 350 casi di condannati a morte negli Stati Uniti, in seguito riconosciuti innocenti. Di questi 25 erano già stati giustiziati, mentre altri avevano già trascorso decenni in prigione. 55 dei 350 casi risalgono agli anni '70, 20 risalgono agli anni compresi tra il 1980 ed il 1985.

In Giappone, Sakae Menda fu condannato a morte nel 1950 per un omicidio commesso nel 1948. 33 anni dopo egli fu riconosciuto innocente e rilasciato, dopo aver vissuto per oltre trent'anni nell'attesa dell'esecuzione.

A Taiwan nel febbraio 1982 fu riconosciuto innocente e rilasciato un uomo di 74 anni, condannato per un omicidio commesso nel 1972.

Numerosi sono anche i casi in cui incompetenza e corruzione hanno causato condanne a morte di innocenti. Tra questi il caso di Vladimir Toisev, abitante di un villaggio della Repubblica di Bielorussia, condannato a morte per omicidio nel 1970. Passò diciotto mesi prima di ricevere la commutazione della condanna, ma fu rilasciato solo nel 1987. Nel 1987 l'organo di stampa Znamya Yunosti affermò che gli investigatori avevano strappato una confessione a Toisev nel corso di interrogatori notturni e avevano picchiato suo fratello per poter ottenere prove false che avvalorassero la confessione. Quando fu scoperto il vero colpevole, gli investigatori tennero segrete le informazioni per nascondere l'errore commesso.



TERZO MOTIVO

La pena di morte è un arma troppo potente in mano a governi sbagliati. Può essere sfruttata dal governo per eliminare personaggi politicamente o religiosamente scomodi, alterando persino il concetto di gravità di certi atti. È quello che sta attualmente accadendo in Cina dove si muore non solo per aver commesso crimini gravi, ma anche per il semplice fatto di opporsi al regime. Nel 1993 il 63% delle esecuzioni mondiali sono avvenute proprio in territorio cinese.

I reati capitali sono 68, tra cui omicidio, stupro, rapina, furto, traffico di droga, prostituzione, evasione delle tasse e, addirittura, stampa o esposizione di materiale pornografico. Particolarmente raccapricciante è il fatto che spesso le esecuzioni sono fatte in luoghi pubblici e i condannati sono costretti a tenere al collo un cartello con il loro nome ed il reato per il quale sono giustiziati.

Amnesty International, inoltre, denuncia il fatto che spesso ai condannati, una volta giustiziati, vengono espiantati gli organi senza il loro permesso; proprio per questo motivo, si ritiene che molte condanne siano eseguite in quanto sono richiesti organi per i trapianti.


QUARTO MOTIVO

L'applicazione della pena di morte non incentiva la ricerca di sistemi preventivi.

Quando viene applicata la pena di morte, la gente prova quasi un sentimento di soddisfazione, quasi che in questo modo il crimine commesso fosse ripagato, espiato, dimenticando in realtà che la vittima ha subito un'ingiustizia che non potrà mai essere ripagata. Tuttavia la gente è come soddisfatta. Lo Stato si mostra così "giusto" ed efficiente contro il crimine. In questo modo si corre il rischio che lo Stato possa, in qualche modo sentirsi dispensato dal ricercare una soluzione che prevenga il crimine stesso.

In primo luogo le strade sono troppo spesso troppo poco sorvegliate, la polizia non è mai sufficientemente presente sul territorio per mancanza di personale o per incapacità organizzativa.

Inoltre, lo Stato non dovrebbe, forse, contribuire rimuovendo le situazioni di indigenza estrema, promuovendo la dignità umana, eliminando conflitti razziali troppo spesso causati da leggi poco democratiche? Lo Stato non dovrebbe promuovere una migliore umanizzazione della società, combattendo il diffondersi di una mentalità lassista e immorale? Come si comporta lo Stato nei confronti dello sfruttamento minorile, della pornografia, della facile vendita di armi?

Il fatto è che lo Stato è troppo spesso vittima della sua economia che gli impedisce di combattere la battaglia della prevenzione fino in fondo. E in fondo sono proprio le multinazionali che producono e vendono armi, che producono pornografia, che diffondono una mentalità in cui il potere, il denaro e il libertinaggio (non la libertà) sono il bene supremo.


QUINTO MOTIVO

Il diritto alla vita è un principio fondamentale su cui si basa la nostra società.

Come nessun uomo ha il diritto di uccidere un suo simile per qualsiasi motivo - il diritto alla vita è un principio fondamentale su cui si basa la nostra società - così lo Stato, che agisce razionalmente, non spinto dall'emozione del momento, e in quanto garante della giustizia, non deve mettersi sullo stesso piano di chi si macchia del più orribile dei crimini: l'omicidio.

Così facendo si fornirebbe a tutti un esempio di atrocità compiuto dalla legge stessa, mentre essa è stata creata proprio per la tutela dei diritti umani e quindi per quello della vita: questo accade soprattutto con l’aborto!


SESTO MOTIVO

Lo stato si comporterebbe in modo criminale come il criminale stesso.

Le leggi, infatti, moderatrici della condotta degli uomini e espressioni della pubblica volontà, che detestano e puniscono l'omicidio, ne commetterebbero uno esse medesime e, per allontanare i cittadini dall'assassinio, ordinerebbero un pubblico assassinio o uno sempre legale ma nascosto come l’aborto.


SETTIMO MOTIVO

La pena di morte è discriminatoria. La pena di morte è spesso usata in maniera discriminatoria nei confronti di minoranze razziali, di persone povere e scarsamente istruite e in alcuni casi può essere usata come arma contro oppositori politici e contro “nascite indesiderate”.

Un esempio di come la pena di morte sia usata in maniera iniqua nei confronti delle minoranze si ha negli Stati Uniti. Uno studio del 1987 sulle condanne a morte comminate dallo stato del New Jersey ha dimostrato che l'accusa ha chiesto la pena di morte nel 50% dei casi in cui l'accusato era nero e la vittima bianca e solo nel 28% dei casi in cui sia l'accusato che la vittima erano neri.

In Georgia, delle 20 esecuzioni registrate dal 1976 a oggi, 12 sono state compiute nei confronti di afro-americani che, nel 90% dei casi, avevano ucciso un bianco; tutti i 46 procuratori distrettuali della Georgia sono bianchi. Delle dodici condanne a morte eseguite, la metà sono state emesse da giurie composte da soli giurati bianchi. Secondo alcuni dati, la pubblica accusa chiede la pena di morte nel 40% dei processi per omicidio in cui l'imputato è un nero e la vittima un bianco, nel 32% dei casi in cui sia l'imputato che la vittima sono bianchi e nel 6% dei casi in cui sia l'imputato che la vittima sono neri. Non c'è mai stata una richiesta di condanna a morte nei confronti di un bianco che aveva ucciso un nero.

Gli Afro-Americani rappresentano il 12% della popolazione degli Stati Uniti ed il 50% delle persone giustiziate dal 1930.

È inoltre dimostrato che la stragrande maggioranza di coloro che hanno subito la pena di morte, era gente povera. Il ricco non subirà mai la pena di morte. Il ricco può pagarsi qualsiasi avvocato, può pagare la propria libertà.


OTTAVO MOTIVO

La pena di morte oggi non ristabilisce alcun equilibrio.

Per quanto autori e filosofi illustri quali Kant ed Hegel giungano a giustificare, anzi ritengono necessaria la pena di morte su basi retributive, ci pare che agli effetti i parenti, gli amici e i conoscenti della/e vittime non si sentano sufficientemente ripagati dalla morte dell'assassino. Lo sarebbero se ciò servisse a riportare in vita la vittima, se la morte dell'assassino servisse veramente a ristabilire una situazione di equità.

In realtà se il ladro commette il furto, la restituzione del denaro può servire a ristabilire una situazione di equità e il carcere avrebbe la funzione sia come deterrente, sia per la riabilitazione stessa del ladro. Purtroppo l'omicidio, qualunque siano le motivazioni, è talmente grave proprio perché innesca un meccanismo di non ritorno. Nessun atto potrà mai riportare indietro una persona morta…


NONO MOTIVO

Lo Stato è corresponsabile dei crimini commessi. "La responsabilità penale è personale. L'imputato è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla medicazione del condannato. Non è ammessa la pena di morte, se non nei casi previsti dalle leggi militari di guerra" (articolo 27 della Costituzione Italiana)

Consideriamo il fatto che la personalità di ogni individuo è profondamente segnata dall'ambiente circostante, dagli eventi che si trova costretto ad affrontare e dagli eventuali disturbi mentali che lo affliggono. Come può quindi la società ritenere la sua morte indispensabile pur essendo, in un certo senso, corresponsabile di ciò che egli ha compiuto? Si arriva davvero al paradosso.


DECIMO MOTIVO

Pena di morte = risparmio?! Una delle argomentazioni a favore della pena di morte si basa sul fatto che è meno costoso uccidere i colpevoli piuttosto che tenerli in carcere. Tuttavia, alcuni studi svolti in Canada e negli Stati Uniti dimostrano che l'applicazione della pena di morte è più costosa del carcere a vita.

Uno studio realizzato nel 1982 nello stato di New York ha rilevato che in media il giudizio capitale e gli appelli di primo grado costerebbero ai contribuenti circa 1.8 milioni di dollari, due volte di più di quanto costi mantenere una persona in carcere a vita.

Uno studio condotto in Florida nel 1988 sosteneva che i contribuenti pagano oltre 3.1 milioni di dollari per ogni esecuzione.


DIECI MOTIVI BIBLICI PER ABOLIRE LA PENA DI MORTE

PRIMO MOTIVO: Non uccidere

I 10 comandamenti sono la forma legislativa più alta e più "normale" che l'uomo abbia mai avuto. Più alta perché proveniente da Dio stesso. Più normale, perché se mettiamo a nudo la nostra coscienza, ci rendiamo conto che questa legge fa parte di noi, del nostro essere interiore. È una legge positiva che è parte integrante dell'uomo, e quando dico uomo non mi riferisco solo al singolo individuo, ma anche all'umanità nel suo complesso, e quindi alla società. Quando Dio parla all'uomo, non parla solo al singolo individuo, ma all'uomo nelle sue forme politiche organizzate.

La scrittura "Non rubare" si riferisce tanto al singolo quanto al governo, che in quanto governo non è dispensato da questa legge. Anzi al contrario, proprio il governo, che dovrebbe far rispettare questa norma, dovrebbe essere il primo ad essere coerente con essa.

Perché per la scrittura "Non uccidere", dovremmo fare diversamente? Perché il singolo non è autorizzato, ma lo può essere il governo?

Gesù è venuto a portare la Verità. Egli ci ha detto di essere la Verità. Non ha parlato di relativismo, non ha detto che ognuno può avere la sua verità. Dunque, esiste una sola Verità, ma l'uomo vuole stabilire da solo, con la propria razionalità, che cosa sia giusto e che cosa sia sbagliato. Forse le leggi di Dio sono troppo alte per noi? Sembra che sia così, dal momento che accanto ad ogni norma poniamo sempre dei "però" e dei "ma", come dire: "Si la legge di per sè sarebbe giusta però in questo caso ..."

In Esodo 20,13 leggiamo: " Non uccidere. ". La frase è lapidaria, non è giustificata. Dio non aggiunge alcun perché e nessuna condizione. Segno che la vita dovrebbe essere rispettata sotto ogni forma di esistenza, senza deroghe.


SECONDO MOTIVO: Solo Dio dona e toglie la vita.

In Giobbe 1,21 leggiamo: "Nudo uscii dal seno di mia madre e nudo vi ritornerò. Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore."

Di Giobbe ne conosciamo a migliaia, di persone cioè che sono state messe dalla vita a dura prova, che hanno dovuto affrontare sofferenze anche disumane (pensiamo ai lager). Chi di noi non si sarebbe ribellato? Chi di noi non avrebbe alzato il suo pugno verso il Cielo? Anche Giobbe lo ha fatto. Anche Giobbe, definito giusto, ad un certo punto non ha retto.

Ma la sofferenza ha scavato in Giobbe una profondità che prima non riusciva a raggiungere. "Il Signore ha dato, il Signore ha tolto", tutto proviene dal Signore. Ovviamente tutto ciò che è intorno a noi, ma non certamente le conseguenze dei nostri atti egoistici e vandalici. Il male non proviene dal Signore. Ma Giobbe ci insegna che la vita è dono, non è solo una reazione chimica. La vita è dono che proviene da Dio. Questa vita ci è stata data perché possiamo imparare a conoscerLo, ad amarLo e a lodarLo. E tutto ciò non può non passare attraverso l'uomo. Non possiamo amare Dio che non vediamo se non amiamo il nostro "fratello" che vediamo.

Certo, questa vita non ci è stata data per compiere ogni sorta di nefandezze. Ma questa vita appartiene comunque a Dio, Lui solo ha il potere di dare e togliere la vita. Lui solo ha questo potere e questa autorità. Tuttavia sono secoli che l'uomo cerca, con ogni mezzo, di sostituirsi a Dio, cerca di fare di se stesso un dio. Ma Dio ci dice: "Io do, io tolgo". Non l'uomo.

Ancora in 1Corinzi 6,19: "O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi?" Si, secondo il pensiero biblico, non siamo neanche padroni di noi stessi, perché siamo stati comprati con il sangue di Gesù Cristo, morto al posto nostro per annullare il peccato insito in noi, e permetterci di avere la Vita Eterna. Dio ci ha amato fino a questo punto, fino al punto di "comprarci" alla morte eterna, alla quale saremmo stati destinati. Non apparteniamo dunque a noi stessi, non abbiamo quindi alcun diritto, nè come singoli, nè come stato di decidere della vita altrui, fosse anche quella del peggior criminale della terra.


TERZO MOTIVO: Dio ha tollerato la pena di morte solo nel Vecchio Testamento

In Matteo 19,8, Gesù parla alla folla: "Gli obiettarono: "Perché allora Mosè ha ordinato di darle l'atto di ripudio e mandarla via?". Rispose loro Gesù: "Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così.".

Gesù non è venuto per annullare il Vecchio Testamento (Matteo 5,17) ma per dare compimento. Che cosa significa "dare compimento"?

Significa 2 cose:

a. Gesù, come Messia, realizza tutte le profezie annunciate nell'Antico Testamento.

b. Gesù, come Maestro, ci spiega il vero senso delle scritture dell'Antico Testamento ristabilendo un giusto equilibrio nell'interpretazione di certe affermazioni.

In Matteo 19,8 Gesù parla del ripudio, ammesso da Mosè sotto determinate condizioni "per la durezza" del cuore degli Israeliti. Forse gli Israeliti avevano il cuore duro solo verso le loro mogli? E' possibile affermare con certezza che solo questo precetto fosse dato per la durezza del loro cuore?

La Bibbia è stata scritta da uomini sotto l'ispirazione dello Spirito Santo, ma nelle Scritture si amalgamano anche le registrazioni di fatti che scaturirono da pensieri frutto della cultura dello scrittore, del luogo di provenienza e dell'epoca.

Dio ha permesso, in certi casi, la pena di morte, affinché fosse chiaro agli ebrei, e a tutto il mondo, che determinati crimini erano talmente gravi da richiedere la morte stessa del loro autore.

Durante l'Antico Testamento Dio ha agito in modo pedagogico: non ha rivelato la Verità tutta insieme, ma ha fatto crescere il Suo popolo poco a poco, fino ad arrivare a Gesù. Così Dio appare molto duro in alcuni precetti, mentre è "tollerante" in altre situazioni (ad esempio non condanna Giacobbe che aveva più mogli, e neanche Abramo, il padre dei giusti, che ha lasciato sua moglie tra le braccia del re Abimèlec, facendola passare per sua sorella).

Ma in Gesù la morale è definitiva e la pena di morte non è più ammessa.


QUARTO MOTIVO: Chi è senza peccato scagli la prima pietra.

In Giovanni 8 leggiamo che gli scribi e i farisei condussero a Gesù una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, gli dissero: "Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?". Questo dicevano per metterlo alla prova e per avere di che accusarlo. Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra. E siccome insistevano nell'interrogarlo, alzò il capo e disse loro: "Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei". E chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Ma quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi.

Rimase solo Gesù con la donna là in mezzo. Alzatosi allora Gesù le disse: "Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?". Ed essa rispose: "Nessuno, Signore".

E Gesù le disse: "Neanche io ti condanno; va’ e d'ora in poi non peccare più."

Gesù non condivide il comportamento della donna; infatti, le dice "non peccare più". Per i canoni dell'epoca, il comportamento della donna era meritevole di morte. Gesù stronca in pieno le intenzioni di quegli uomini, pronti a lapidare la donna. Non dice loro di perdonare, perché in fondo non aveva fatto cose gravi. Non dice loro che devono essere buoni e che quindi devono perdonare quella donna. Dice loro che sono ipocriti e malvagi.

Ipocriti in primo luogo, perché se la donna era stata sorpresa in flagrante adulterio, dov'era l'uomo che stava con lei? Forse solo la donna meritava la morte? E l'uomo? Ancora discriminazione.


Malvagi, perché non provavano alcun segno di terrore nel compiere un atto barbaro come quello della lapidazione. Malvagi perché questo sembrava farli star bene, mettere in risalto il loro alto senso della giustizia, la loro giustizia. Abbassando quella donna loro si innalzavano.

Certo, Gesù con la frase: "Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra" non voleva appiattire la differenza tra i reati. Indubbiamente esistono reati più gravi e reati che lo sono meno. Ma ogni peccato, è una ferita contro se stessi e contro l'umanità, una ferita che se non è curata può dare origine a qualcosa di più grave. Nessuno di noi è esente da colpa, quindi nessuno di noi può giudicare e condannare.

Allora, si dirà, se non possiamo giudicare, dobbiamo abolire i tribunali? Assolutamente no! L'istituzione del tribunale è di per sè cosa buona. Gesù non abolisce la Legge. Non ha mai affermato che possiamo fare a meno della legge, di qualunque legge si tratti. Perché la legge regola e disciplina i rapporti umani, dipana le dispute, agisce come deterrente. Ma la legge umana non è sempre così vicina alla legge di Dio, è spesso imperfetta, è spesso maschilista e razzista (come nel caso riportato sopra). Ancora peggiore, spesso, ne è l'applicazione.

Gesù non afferma che quella donna (e l'uomo con il quale ha peccato) non fossero colpevoli. Gesù condanna qui, apertamente la pena di morte. Dobbiamo ricordarci, infatti, che nella mentalità dell'epoca l'atto compiuto dai due era gravissimo e quindi meritevole di morte. Ora ogni epoca e ogni cultura ha la sua scala di valori. Affermare il principio della legalità della pena di morte significa lasciare in balia della cultura e della scala di valori del governo vigente la possibilità di uccidere uomini e donne su basi molto discutibili (è ciò che sta accadendo nei paesi asiatici quali Cina e Giappone).


QUINTO MOTIVO: Gesù non fonda la sua dottrina sulla "meritocrazia"

Marco 10,46-52: "E giunsero a Gerico. E mentre partiva da Gerico insieme ai discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Costui, al sentire che c'era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: "Figliolo di Davide, Gesù, abbi pietà di me!". Molti lo sgridavano per farlo tacere, ma egli gridava più forte: "Figliolo di Davide, abbi pietà di me!".

Allora Gesù si fermò e disse: "Chiamatelo!". E chiamarono il cieco dicendogli: "Coraggio! Alzati, ti chiama!". Egli, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: "Che vuoi che io ti faccia?". E il cieco a lui: "Rabbunì, che io riabbia la vista!". E Gesù gli disse: "Va’, la tua fede ti ha salvato". E subito riacquistò la vista e prese a seguirlo per la strada."

Quando Gesù guarisce un essere umano, non chiede il certificato di buona condotta. Il Cristianesimo è fondato su una giustificazione che non dipende dalle buone opere dell'uomo, ma sulla misericordia e sulla gratuità di Dio. La salvezza è sempre un dono, mai un merito. Un dono che si accetta per fede. È la salvezza stessa, poi, che produce l'uomo nuovo, capace di amare e liberare.


SESTO MOTIVO: Nessuno tocchi Caino

In Genesi 14,15 leggiamo: "Ecco, tu mi scacci oggi da questo suolo e io mi dovrò nascondere lontano da te; io sarò ramingo e fuggiasco sulla terra e chiunque mi incontrerà mi potrà uccidere". Ma il Signore gli disse: "Però chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte!". Il Signore impose a Caino un segno, perché non lo colpisse chiunque l'avesse incontrato."

Si, Caino aveva inaugurato il primo omicidio della storia. La storia di Caino ci dice che fin dagli inizi, dopo un periodo di pace "paradisiaca", l'uomo è stato un ribelle alla vita.

Perché Dio non ha sterminato Caino? Perché ha permesso che Caino sopravvivesse? Non avrebbe potuto fermare questa catena di male fin dall'inizio?

Anzi, non solo risparmia Caino, ma pone in lui un segno perché "non lo colpisse chiunque l'avesse incontrato". Dio quindi non ammette in alcun modo la vendetta dell'uomo, la legge del taglione.

Nessuno tocchi Caino. Non perché Caino se lo meriti. Ma nessuno tocchi caino e punto!


SETTIMO MOTIVO: Dio si serve anche di assassini (pentiti)

La pena di morte pone fine ad ogni possibilità di ravvedimento e conversione.

Appurato il crimine. Appurate le responsabilità del colpevole. Perché condannarlo alla morte eterna? Perché non lasciargli questa possibilità di redenzione interiore?

Può essere ammissibile da uno stato ateo e non confessionale. Ma che addirittura la chiesa (o chi si proclama tale) possa ammettere (ufficialmente) la pena di morte è inammissibile.

Eppure la "storia della salvezza" è costellata da uomini (e donne) malvagi scelti da Dio per portare avanti il Suo piano.

Davide si comportò in maniera veramente aberrante. Invaghitosi di una donna sposata, essendo re di Israele, abusò del suo potere per far andare il marito della donna in guerra e là farlo morire. Dopo il funerale prese la donna con sè, mostrandosi oltretutto, nobile d'animo per la prodigalità con cui aiutava questa donna rimasta sola.

Dio non approvò il suo comportamento e gli inflisse una grave punizione prendendo con se suo figlio, appena nato.

Tuttavia, Dio non ripudiò Davide, che nel frattempo era entrato in una profonda crisi, una crisi che lo spaccava dentro, aprendo gli occhi sul male che aveva compiuto. Davide non riusciva a perdonare se stesso.

Davide era cambiato e Dio continuò a servirsi di Davide (2Samuele 11-12).

Che dire poi di Paolo (Atti,55-60; Atti 8,1; Atti 9,1-2), che un tempo era Saulo e che si propugnava come obiettivo lo sterminio di tutti i cristiani? Proprio lui costituirebbe la giustificazione per la pena di morte? Lui, che di morti sulla coscienza ne deve aver avuti probabilmente, tanti. È mai possibile che Paolo consideri davvero giusta la pena di morte quando parla ai romani (Romani 13)?

Certo, Paolo non era un "mostro", uccideva solo per ideologia. È ciò che è stato fatto nei Lager nazisti o quanto accadeva in Siberia. I suoi crimini sono forse più leggeri di altri? Al contrario, erano premeditati ed eseguiti a sangue freddo.

Eppure Dio ne fa uno dei suoi più grandi evangelizzatori e portatori della Sua Buona Novella.

Dio condanna il crimine, ma lascia spazio per la conversione. Vogliamo essere più giusti di Dio?


OTTAVO MOTIVO: L'uomo, immagine di Dio.

Genesi 1,26: "E Dio disse: "Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra".

Certo, si dirà, certi delinquenti dimostrano tutto fuorché di essere immagine di un Dio-Amore. Dimostrano anche di aver perso ogni senso di coscienza.

Nonostante ciò crediamo che in ogni uomo permanga una luce, seppure impercettibile, non tanto di bontà, quanto di quell'immagine che Dio ha impresso nell'anima di ciascuno di noi. È una realtà spirituale, non morale. L'anima umana non può essere toccata dall'uomo, perché non è in suo potere. L'uomo può comportarsi da animale, ma non diventerà mai, fisicamente, un animale. Forse, proprio per questo è maggiormente condannabile.

Tuttavia il diritto alla vita non deriva dalle nostre azioni ma solo dal fatto di essere stati voluti da Dio. È la sua immagine impressa nella nostra anima il marchio che ci legittima alla vita.

Relativizzare la sacralità della vita potrebbe essere molto pericoloso.


NONO MOTIVO: Il pensiero di Dio

Molte volte l'uomo tende a strafare, dimenticando che solo da Dio dipende la vita; l'uomo così arbitrariamente vuole innalzarsi al di sopra di Colui che siede nei cieli. La Bibbia afferma che la vita è un dono di Dio: "Lo spirito di Dio mi ha creato, e il soffio dell'Onnipotente mi dà la vita" (Giobbe 33:4)

In modo inequivocabile la Scrittura afferma che:

A) Dio è la fonte della vita: "Dio non è servito dalle mani dell'uomo, come se avesse bisogno di qualcosa; lui che dà a tutti la vita, il respiro e ogni cosa" (Atti 17:25).

B) La vita è un atto creativo di Dio: "Dio il Signore formò l'uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale e l'uomo divenne un 'anima vivente" (Genesi 2:7).

C) Dio è l'unico padrone e governatore della vita: "Nudo sono uscito dal grembo di mia madre, e nudo tornerò in grembo alla terra; il signore ha dato, il Signore ha tolto; sia benedetto il nome del Signore" (Giobbe 1:21).

D) L'ampiezza della vita dell'uomo dipende da Dio: "Lo sazierò di lunga vita e gli farò vedere la mia salvezza" (Salmo 91:16).

E) La vita degli uomini è nelle mani di Dio: "Che Egli tiene in mano l'anima di tutto quel che vive, e lo spirito di ogni carne umana" (Giobbe 12:10).

F) Dio vieta all'uomo di togliere o di togliersi la vita: "Non uccidere" (Esodo 20:13).

G) L'omicidio è un terribile peccato: "Fuori i cani, gli stregoni, i fornicatori, gli omicidi, gli idolatri e chiunque ama e pratica la menzogna" (Apocalisse 22:15).

Quando Gesù è venuto sulla terra, ci ha insegnato quanto sia importante il valore della vita e quanto la si debba tenere in considerazione:

"Cinque passeri non si vendono per due soldi? Eppure non uno di essi è dimenticato dinanzi a Dio; anzi perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non temete dunque; voi siete da più di molti passeri"(Luca 12: 6,7)

Possiamo quindi affermare che il procurare la morte è un atto condannato da Dio. Solo Dio è il padrone della vita dell'uomo e solo Lui ha il diritto di disporre della vita e della morte.

"L'Eterno fa vivere e morire" (1Samuele 2:6).

" Ora vedete che io solo sono Dio e che non vi è altro dio accanto a me. Io faccio morire e faccio vivere, ferisco e risano e nessuno può liberare dalla mia mano" (Deut 32:39).


DECIMO MOTIVO: La legge del perdono.

Matteo 5:43-48: "Voi avete udito che fu detto: "Ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico". Ma io vi dico: amate i vostri nemici, benedite coloro che vi maledicono, fate del bene a quelli che vi odiano, e pregate per quelli che vi maltrattano e che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; poiché egli fa levare il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Se infatti amate quelli che vi amano, che premio ne avete? Non fanno lo stesso anche i pubblicani? E se salutate soltanto i vostri fratelli, che fate di straordinario? Non fanno anche i pagani altrettanto? Voi dunque siate perfetti, come è perfetto il Padre vostro celeste. "Guardatevi dal praticare la vostra giustizia davanti agli uomini, per essere osservati da loro; altrimenti non ne avrete premio presso il Padre vostro che è nei cieli".

Luca 6:32-36: "Se amate quelli che vi amano, quale grazia ve ne viene? Anche i peccatori amano quelli che li amano. E se fate del bene a quelli che vi fanno del bene, quale grazia ve ne viene? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a quelli dai quali sperate di ricevere, qual grazia ne avete? Anche i peccatori prestano ai peccatori per riceverne altrettanto. Ma amate i vostri nemici, fate del bene, prestate senza sperarne nulla e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell'Altissimo; poiché egli è buono verso gli ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi come è misericordioso il Padre vostro".

Se giudichiamo possiamo sbagliarci, ma se perdoniamo non ci sbaglieremo mai!


Sì, ad ogni modo e comunque sia, le autorità che esistono sono ordinate da Dio, e Dio adempie i Suoi meravigliosi disegni servendosi a Suo piacimento anche delle autorità da Lui stabilite: si serve persino di Lucifero, l’autorità del male!!!

Siamo sconcertati da un Nerone, Hitler, Pinochet, Stalin, ecc. ma la Verità resta anche se talvolta incomprensibile e imperscrutabile.

I magistrati sono ministri di Dio, ma non devono commettere abuso di ufficio divenendo giustizialisti e/o coltivare il culto della personalità.

I magistrati sono ministri, però non sono Dio: qualora volessero sostituirsi a Dio… allora si può disubbidirli: in tal caso vi è “un’autorità suprema”.


CONCLUSIONE FINALE

Dunque, come orientarci verso la pena di morte noi cristiani?

E’ responsabilità delle autorità della nazione in cui vige ed io mi devo sottomettere come Cristiano, in ogni caso e comunque.

E se le autorità commettono abusi di potere giustiziando gli innocenti?

E’ un gran male, ma certamente non devo combattere queste autorità con le armi cruente: posso contestare, ma non fare contro di loro una guerra sanguinosa!

E se morissero molti innocenti?

Mi dispiacerebbe e sarebbe una catastrofica ingiustizia (come del resto accade da sempre!), ma non sarebbe colpa mia: tutto quello che posso fare è contestare… pur sottomettendomi.

Del resto, così fece Cristo e gli apostoli!

E gli abusi mostruosi?

La vita è piena di ingiustizie e queste ci saranno sempre.

Ci penserà Dio stesso a trattare chi abusa dell’autorità ricevuta … e noi, ad ogni modo, facciamo bene ad essere loro sottomessi fino a che non ci costringessero a scegliere tra Dio e loro, tra quello che dice Dio e quello che dicono loro!

Io non ucciderò nessuno e se mi costringessero, morirei io!

Dunque, In tal caso la nostra risposta e la nostra decisione sarebbe ovvia: sottomissione all’Autorità superiore, a quella suprema … se costretti alla “extrema ratio”!



E probabile che tanti siano i disaccordo con me su questo tema, ma ho scritto quanto di mia convinzione alla luce delle Scritture.

Mimmo

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